Castiglione del Lago, 30 maggio: è qui che il Trasimeno Gamay si è presentato nelle migliori declinazioni del caso. A Palazzo dalla Corgna le masterclass dedicate al tracciamento dell’identità del territorio e del vino, hanno disegnato un percorso futuro a cui il Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno deve necessariamente guardare. Intanto buona la prima!

Quando si parla di Trasimeno non si può più prescindere dai suoi vini, tant’è che il Consorzio ne ha fatto un claim “Trasimeno vini da vivere”. Proprio con queste parole Emanuele Bizzi, presidente del Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno, ha dato il via all’evento inserito nel maggio delle già rodate anteprime umbre.

Anteprima Trasimeno, alla sua edizione numero zero, porta a conoscenza degli addetti ai lavori il Gamay Perugino, una Grenache nostrana che non ha niente a che vedere con il Beaujolais, che non ci sta ad essere solo un complemento del Sangiovese. L’obiettivo è diventare protagonista della scena enogastronomica lacustre a tutto tondo. Per ora sono solo 30 gli ettari dedicati al Gamay del Trasimeno e 15 i produttori che hanno fatto all in sul vitigno, ma la produzione è destinata a crescere.

Perché puntare sul Gamay?

Di certo contribuisce al racconto di un territorio, di cui il Trasimeno è ricco. Il Gamay qui non c’è sempre stato, infatti a introdurlo sono stati gli spagnoli che nel XVI secolo hanno dominato proprio queste zone, ma non solo. Se negli anni il vitigno è stato utilizzato quasi sempre in blend, Lungarotti docet, oggi cerca il suo riscatto in purezza per diventare protagonista a tavola. È questo uno degli scopi del Consorzio che, dal 1997, ha messo in piedi una serie di strategie adatte per raggiungere il grande pubblico con un prodotto di qualità. Il risultato è un Gamay pronto per conquistare il turista innamorato del lago o il wine lovers a caccia di novità. Un altro tassello che si aggiunge a una storia ancora tutta da scrivere.

Alla scoperta del Trasimeno Gamay

In esame con Jacopo Cossater tre annate, 2020, 2019 e 2018, dimostrano un vino capace di reggere il tempo e di seguire un’elegante evoluzione, non necessariamente attraverso l’impiego del legno. Complice di questo successo è l’opera dei produttori che hanno saputo confrontarsi, soprattutto in tempo di pandemia, puntando su un Gamay sempre più competitivo e identitario, imperativo categorico. Best pratices in vigneto e in cantina si riflettono nel calice in maniera netta: il vino è perfetto, si distingue per freschezza ed è piacevole alla beva. Non mancano i caratteristici sentori della Grenache come la frutta di bosco che rende il tutto unico a suo modo. A sorpresa c’è stato anche qualche campione del 2021 che ricorda quanto il cambiamento climatico sia un problema da non sottovalutare e che si riflette non solo sul mero aumento del grado alcolico nel vino.

Un po’ di numeri: Ad oggi il Trasimeno Gamay, sotto il segno della DOC, conta solo 15.500 bottiglie, di riserva solo 8800. Numeri destinati a crescere grazie all’impianto sempre più capillare di nuove vigne adatte per guardare non più al mero consumo locale.

Non solo rossi sul Trasimeno

Trasimeno Gamay non è solo rosso. Sulla scia di una tendenza italiana che si tinge sempre più di “rosè” ci sono anche i vini rosati da Gamay in purezza o con Sangiovese o Ciliegiolo. Ciò segna un altro punto a favore del Consorzio: voler competere con un’offerta ben variegata dal punto di vista commerciale ma soprattutto dimostrare che i “vini del lago” sono molto più del classico Grechetto da bersi alla golden hour con vista lago, comunque una certezza.

Da una buona idea come questa, però devono nascere delle riflessioni doverose verso la direzione che si vuole prendere per conquistare un futuro più che roseo, è proprio il caso di dirlo. C’è bisogno di cercare un’identità comune che porti i rosati IGT Umbria, solo 30000 bottiglie per il momento, a diventare ulteriore sintesi del Trasimeno come territorio. Se per il momento il Gamay rosso è in pole position, la versione rosata può diventare un buon inseguitore se l’allenamento è quello giusto. Ora la palla passa tutta ai produttori che, ancora una volta, dovranno fare fronte comune per proporre il meglio a chi vuole scoprire il Trasimeno dal Lago alla Tavola.