Castello di Cigognola riparte dal territorio e vinifica in rosso e in purezza per la prima volta il Pinot Nero, principe dell’Oltrepò Pavese. La collaborazione con l’enologo Federico Staderini ha prodotto risultati eccezionali. Ecco come nasce Pinot Noir.

Castello di Cigognola è uno dei progetti più longevi targati famiglia Moratti. Siamo in pieno Oltrepò Pavese ed è qui che si cerca di rendere il Pinot Nero sempre più contemporaneo e adatto per conquistare chi non ama le bollicine. Si chiama Pinot Noir, la prima annata prodotta in assoluto è la 2020 e di far diventare realtà tutto questo se ne è occupato Federico Staderini, enologo e consulente dalla grande esperienza in terra toscana e in fatto di Pinot Nero.

Il nuovo vino è un’interpretazione inedita ed esplorativa della varietà di origine francese che nel 45° parallelo ha trovato una terra d’elezione. “In quest’area vi sono tracce esigue ma ancora forti e visibili di una viticoltura del passato che lega l’antico Oltrepò al Piemonte – spiega Federico StaderiniUn tempo in cui i filari venivano piantati seguendo le curve di livello dei pendii, non secondo una disposizione ortogonale rispetto ad essi. Tempo in cui si producevano vini ‘tranquilli’, senza bolle. Il nebbiolo, la barbera e il pinot nero sono i testimoni di un sentiero pieno di rovi ma ancora percorribile per tenere viva una produzione più antica rispetto a quella del Metodo Classico”.


A caratterizzare Pinot Noir è anche il tipo di approccio produttivo adottato, che contraddistingue Castello di Cigognola e Bentu Luna, il più recente progetto enologico avviato in Sardegna: si riparte avvicinando nuovamente l’uomo alla vigna e alla natura. La maggior parte dei procedimenti, ad esempio la diraspatura, avvengono manualmente e l’attenzione maniacale al dettaglio in vigna e cantina si riflette sul prodotto finale.

Come nasce Pinot Noir

Il Pinot Noir nasce da cinque ettari di vigneto esposti a nord-ovest, distribuiti su colline serrate con pendenze molto decise. Le viti fruttano meno di un chilo di uve per pianta, vendemmiate esclusivamente a mano. Si esegue senza l’ausilio di macchinari anche la schiccolatura, che preserva l’integrità dei chicchi. All’approssimarsi della svinatura la pigiatura per mezzo dei piedi consente di rompere progressivamente gli acini ancora interi.

La fermentazione, affidata ai lieviti spontanei, si accompagna a diversi giorni di blanda follatura, per dare lentezza e gradualità al rifornimento dei lieviti. Le uve più mature, inoltre, fermentano a grappolo intero in presenza del raspo, così da conferire nerbo e postura al vino. Segue la sosta in tonneaux da 500 litri e in tini di cemento da 10 ettolitri, per un affinamento di circa 12 mesi.

Il Pinot Noir di Castello di Cigognola, la cui veste grafica verrà svelata durante la 54° edizione di Vinitaly, sarà disponibile in tiratura limitata a partire dalla primavera 2022, nei migliori ristoranti ed enoteche e nel punto vendita aziendale.