Negli ultimi sessant’anni, la Cantina Toblino ha consolidato un rapporto di fiducia tra terra, vigna e persone, costruendo una solida realtà che oggi vanta circa 600 soci e che produce vini da Gold Medal al WineHunter Award. Secondo Giovanni Brumat, brand manager Cantina Toblino, la chiave sta nella stretta sinergia tra coltivatori, azienda e mercato, con tanta gratitudine verso la tecnologia che sta innovando e migliorando i processi aziendali, dalla vigna agli uffici. Il futuro? Covid permettendo, si preannuncia spumeggiante.

Come nasce Cantina Toblino

Nel 1960, un gruppo di appassionati viticoltori della Valle dei Laghi decide di unire le proprie forze per confrontarsi con una realtà sempre più competitiva. Da quel momento, il legame tra la cooperazione sociale, le persone e il territorio è ancora oggi imprescindibile. «Valorizziamo ciò che fa il nostro socio, premiando la qualità delle sue uve, ciò che fa in vigna e il livello di partecipazione alle attività formative. Come cantina, diamo al socio grade importanza e vogliamo che si impegni. Se tutti remano nella stessa direzione, i risultati si vedono».

Lo dimostrano i numerosi premi nazionali e internazionali. James Suckling ha dato 92 punti al da Fòra, premiato anche come top wine dalla Guida Slow Wine 2021. Ancora 92 punti da James Suckling per il Foll, mentre il Trentino Doc Lagrein Las 2016 è stato tra le Corone della guida Vinibuoni d’Italia, insieme al pluripremiato Vino Santo 2004 (4 viti Guida Vitae Ais 2021, Platinum di Decanter, 3 stelle oro della guida Veronelli). L’Ora ha guadagnato i 3 bicchieri della guida Vini d’Italia 2021 del Gambero Rosso, mentre il Praal ha conquistato la medaglia Silver di Decanter, i 91 punti di James Suckling e il WineHunter Award 2020.

Nel corso del tempo, Cantina Toblino è diventata il punto di riferimento per la viticultura nella Valle dei Laghi. Nei vigneti si fa ricerca e innovazione, lavorando per raggiungere ogni giorno nuovi traguardi qualitativi. La galassia Toblino è composta dall’azienda agricola, che coltiva i circa 40 ettari dell’antica mensa vescovile in regime biologico; dalla omonima cantina, che riceve le uve da più di 600 soci-viticoltori, per un totale di oltre 850 ettari vitati; e dalla neonata Hosteria Toblino.

Territorio e sapienza

Merlot, Rebo, Cabernet, Pinot Nero, e ancora Chardonnay, Sauvignon, Pinot grigio, Müller Thurgau: i vigneti di Toblino vanno dai 100 ai 700-750 metri sul livello del mare, estendendosi fino a Madonna di Campiglio. A rendere speciali questi vini c’è un incredibile attaccamento al territorio. «Per noi non è solo un discorso commerciale. Si tratta di trovare i migliori vigneti per coltivare determinati vitigni. Quando un socio vuole impiantare un nuovo vigneto, i nostri agronomi interagiscono con lui di persona, consigliando il vitigno migliore». Grande attenzione viene dedicata alle pratiche enologiche, con un pizzico di sperimentazione: dalle anfore di tava alla classica fermentazione con macerazioni più o meno lunghe.

Nuove etichette

Nel 2020, nonostante il Covid, Cantina Toblino ha lanciato cinque nuove etichette. Il processo di creazione di un nuovo vino inizia da una condivisione di idee, che coinvolge il settore produttivo, commerciale e la direzione. Ci si avvale anche di consulenze esterne. «Nella nuova linea Vent abbiamo avuto la consulenza di Luca D’Attoma», spiega Brumat. Tanti consigli arrivano anche dall’estero: «Ci arrivano consigli su come raddrizzare il tiro, ma la condivisione interna resta fondamentale». La grafica delle etichette nascono dalla sinergia con studi esterni, mentre per la linea classica si valorizzano grafiche trentine.

E poi arriva il Covid

Dopo aver chiuso il 2019 con un fatturato di 17 milioni di euro (a cui concorrono azienda agricola, cantina e hosteria), la galassia Toblino conferma la cifra anche nel 2020, grazie agli accordi esistenti per la fornitura di uve ai due big player del mercato trentino: Cavit e Ferrari. Per scelta Cantina Toblino è legata al solo canale Ho.re.ca e distribuzione specializzata, ambienti che hanno segnato una perdita a doppia cifra per tutto il 2020. Movimenti favorevoli dall’estero, dove Toblino inizia a spedire forniture verso Repubblica Ceca, Svezia e Danimarca.

Per quanto riguarda l’enoturismo, il ruolo chiave l’ha giocato l’Hosteria, che ha lavorato bene in estate, anche se le disposizioni di legge hanno forzato la somministrazione delle bevande solo al tavolo. «Complessivamente, abbiamo adatto il business alla situazione. Pensiamo al futuro, al ritorno delle degustazioni in cantina, magari all’aperto, in vigna».

Digital Wine Experience

Uno degli ingredienti che stanno spingendo Cantina Toblino verso il futuro è l’attenzione al digitale. Tutta l’esperienza in cantina, sia essa B2B o consumer, si inserisce in un processo di digital transformation. Dalla vigna all’amministrazione, gli strumenti digitali per migliorare le performance aziendali sono già in azione, anche per permettere la partecipazione ad assemblee o riunioni. Gli eventi live saranno legati a momenti importanti, come le prossime nomine del CdA, che verranno fatte in presenza, a inizio 2021. Ma la strada del digitale sembra sempre più utile, soprattutto per risparmiare tempo e denaro in fiere all’altro capo del mondo o per un incontro one shot con un distributore estero. In questo cambio di passo c’è il supporto di Microsoft che, grazie alla piattaforma Teams, riesce a integrare e a interagire con altri strumenti informatici già presenti in azienda.

Futuro… spumeggiante

Ci sono nuovi progetti in cantiere. Il primo, la linea Vent, che ha visto la luce a maggio 2020. «È una selezione di alto livello, legata all’alta ristorazione, con un posizionamento molto alto che finora non abbiamo mai avuto». Il secondo: incrementare il numero di bottiglie prodotte (attualmente 450.000 bottiglie) e di fatturato su prodotti di fascia alta. Ancora: aumentare la brand awareness e posizionarsi nella categoria Trentodoc con nuovi progetti in arrivo già nel 2021, che andranno ad aggiungersi ai tre metodo classico già in produzione. Sarà un progetto di crescita a 360 gradi, inarrestabile perché affonda le sue radici con forza in un solo credo: il buon lavoro.