Nelle Marche del vino c’è fermento e non basta più solo saper fare un buon prodotto poiché questo va anche raccontato nel migliore dei modi. Ma come? Creando una connessione tra la vigna e gli appassionati. Ecco, la mission di La Canosa sta tutta qui e va detto, sembra proprio un modello vincente.

Nelle Marche il vino lo si è fatto da sempre, sin dall’epoca dei Piceni, un popolo fiero che ancora oggi forgia la storia enoica regionale. Tra le bellezze di questa terra e le distese di vigne che si perdono all’orizzonte, la voglia di far bene è tanta e il recupero di ciò che è stato dimenticato è fondamentale. Riccardo e Alberica Reina, padre e figlia, da non marchigiani ma innamorati del territorio, hanno creduto in un progetto e l’hanno realizzato a Rotella, dove da un vecchio casolare oggi nasce La Canosa. Qui si produce un vino autentico che non racconta solo le Marche ma diventa un mezzo di connessione con i wine lovers sempre più curiosi. Recupero, condivisione ed esperienza: ecco le keywords che fanno de La Canosa una cantina tutta da scoprire.

Recupero della terra

La Canosa è in una delle posizioni strategiche quando si parla di vini del Piceno. A metà strada tra il parco nazionale dei Monti Sibillini e la Riviera delle Palme, San Benedetto del Tronto per intenderci, c’è una distesa di colline dai colori brillanti, da dove spuntano quei pochi casali tipici di un’architettura campestre d’altri tempi. Qui una volta c’era Poggio Canoso, luogo in cui i monaci benedettini già erano dediti al lavoro in vigna molti secoli prima. Nel 2004, sulle rovine di un vecchio casolare settecentesco, Riccardo Reina decide di fare vino esattamente in questo luogo non solo ricco di storia ma perfetto, dal punto di vista pedoclimatico, per creare un vino che parli di Marche al 100%. Ottime le escursioni termiche e qualità dell’aria, tutti elementi importanti per favorire uno sviluppo di uve sane.

Gli ettari vitati di La Canosa sono circa 40 e si punta essenzialmente ai vitigni autoctoni per preservare il territorio e garantire tipicità in bottiglia. Pecorino e Passerina per la Offida DOCG, Montepulciano e Sangiovese, veri protagonisti del Rosso Piceno DOC, sono gli ingredienti perfetti per una perfetta integrazione col territorio marchigiano. Pochi interventi in vigna se non quelli necessari, importanti per lavorare in biologico anche senza certificazione, uve perfette per la vinificazione e in cantina massima attenzione, controllo e ovviamente pulizia. Il risultato è un vino fedele, orgoglio di cantina, realizzato in accordo con tecnologie innovative che lavorano in maniera sostenibile.

I vini da bere

I vini di La Canosa sono fatti per essere consumati a tavola, abbinati con le portate della tradizione marchigiana e perché no, anche con sorprendenti matching che non ci si aspetta. La scelta è quella di voler dare un nome e un cognome al prodotto ed ecco perché Riccardo Reina all’inizio di questa avventura si è battuto per poter rientrare nella DOCG Offida e Piceno DOC. Sicuro della qualità del suo vino e rispettoso di un disciplinare stringente, ha lavorato in modo ostinato e i risultati sono vini che al calice si difendono davvero bene.

14 le etichette firmate La Canosa, tra bianchi e rossi che viaggiano per il 20% all’estero, in particolare in Europa. Si inizia in grande con una produzione di 420 mila bottiglie in un anno per raggiungere le 500 mila bottiglie, Covid permettendo.

Interventi minimi in fase di affinamento dove il legno non è mai predominante ma solo un buon alleato per caratterizzare quel tanto che serve il vino. Più botti grandi, meno barrique, il tempo che serve per limare un vino troppo spigoloso e austero. Proprio come il Rosso Piceno DOC Superiore Nummaria, adatto per una lunga evoluzione.

Connessione tra persone e territorio

E se i vini di La Canosa raccontano l’autenticità della terra marchigiana, come connetterli alle persone? Se questo sembra uno step semplicissimo, al contrario, qui si dimostra quanto sia importante saper entrare in punta di piedi nella vita della gente. E per farlo serve incentivare alla conoscenza nei tempi in cui l’improvvisazione regna sovrana. Ecco che nasce il Wine Club, un’idea che connette menti e vino in tutta semplicità, proponendo eventi differenti dalla classica visita in cantina sterile. Con lo scenario che tenuta impone si può soggiornare sotto la luna in tenda e godersi la pace e il silenzio che mancano in città, oppure dedicarsi a un picnic in vigna, esperienza che unisce il cibo tipico e ovviamente, il buon vino firmato La Canosa.

A dare impulso a questo genere di attività ci pensa Alberica Reina che da qualche anno affianca l’opera di Riccardo in cantina stando particolarmente attenta all’aspetto umano. Se per lei fare sinergia sul territorio sembra difficile, certamente la perspicacia e le buone idee non le mancano, il risultato è la fiducia che viene da chi crede nel prodotto La Canosa e in un modo tutto innovativo di far conoscere un vino, anche con un corso di yoga tra i filari, oppure attraverso una passeggiata da concludere con un calice di Pekò Pecorino Offida DOCG. Da sempre simbolo della convivialità, la struttura si presta perfettamente per eventi che raccontano la campagna e la vigna, sempre più rivalutata per il valore che si vuole dare alla terra.

La Canosa è un modello da replicare?

Se la sinergia fosse un vino, sicuramente tutti vorrebbero berne un calice. Con l’attenzione che le Marche stanno riscuotendo nell’ultimo periodo, infatti i dati dimostrano che quest’anno sarà una delle mete più battute a livello turistico, anche l’enoturismo può fare la sua parte per rilanciare una regione così bella ma ancora poco comunicata. La Canosa ha già iniziato a dire la sua attraverso una rete di appassionati a questi vini, parlando di terroir e accostando a ogni etichetta un piatto marchigiano, facendo squadra anche con gli chef resident che con una cucina muscolare ma mai urlata, parlano delle Marche che non ti aspetti.