Non un fulmine a ciel sereno, ma un’idea a lungo meditata: Federica Piersimoni racconta come nasce la piattaforma di e-commerce per il vino che vuole dare la ribalta ai piccoli produttori.

Con la pandemia le piattaforme per lo shopping online dedicato al vino si sono moltiplicate. Sono cresciute le vendite ed è aumentata la segmentazione dell’offerta, interessata anche a chi nelle bottiglie guarda oltre l’etichetta e vuole sapere tutto di chi fa il contenuto. Da un viaggio in Sudafrica e dalle degustazioni nella Napa Valley, da ogni bicchiere portato alle labbra nasce Che Vino!, la startup sostenibile di Giuseppe Trisciuoglio, appassionato ed esperto di beverage, dalla sua compagna Federica Piersimoni, tra le più famose travel blogger d’Italia, e da Elio Maria Piersimoni, con competenze e importanti esperienze nel food. L’obiettivo? Valorizzare piccoli e medi produttori, promuove la cultura del vino e la conoscenza dei territori.

Come vi è venuta l’idea di creare Che Vino? Qual è l’aneddoto dietro la nascita del progetto?

Che Vino! è un’idea che è maturata in noi a poco a poco, non è stato un fulmine a ciel sereno. Che Vino! era già con noi quando in Sudafrica esploravamo in macchina le winelands del Capo, oppure quando in California sognavamo di fare una degustazione a Napa Valley. Possiamo dire che l’idea si è fatta strada in noi con il tempo e quando la pandemia è ufficialmente arrivata anche in Italia abbiamo capito che dovevamo e potevamo anche noi fare la nostra parte per il nostro Paese.

Il nostro intento, infatti, è scoprire piccoli produttori che forse in questo momento di incertezza sono stati i più colpiti dalla crisi, nel mondo del vino.

Che Vino

Che Vino! parte dall’e-commerce per promuovere la cultura del vino e la conoscenza dei territori attraverso piccoli e medi produttori: pensate non si faccia abbastanza cultura del vino e territorio? Cosa manca al consumatore per rendere davvero efficaci i suoi acquisti?

Sicuramente bisognerebbe fare di più, ma a volte non si hanno i mezzi necessari per promuovere il territorio e la cultura del vino. I vini prodotti in territori meno conosciuti fanno fatica a crearsi lo spazio che meritano tra i consumatori. Manifestazioni, come per esempio “Cantine aperte”, sicuramente aiutano, ma rimangono comunque eventi con un pubblico prettamente locale. La nostra idea è cercare di dare agli appassionati e ai curiosi la possibilità di acquistare etichette rare e poco conosciute provenienti appunto da questi territori. Ad esempio, nel nostro e-commerce, stiamo cercando di dare maggior spazio a vini come la Rebola di Rimini poco conosciuta al grande pubblico.

Qual è il valore aggiunto che danno al mercato i piccoli e medi produttori?

Il valore più importante secondo noi è la “tipicità”, i piccoli produttori spesso non producono il vino per vivere ma lo fanno per passione perciò non hanno bisogno di scendere a patti con il mercato. Riescono più facilmente a produrre vini meno conosciuti e spesso non hanno bisogno di coltivare vitigni internazionali per dare al mercato un vino con caratteristiche organolettiche richieste. Hanno più coraggio di osare e spesso scelgono vitigni autoctoni e vinificazioni non classiche.

La vendita online di vini selezionati è il core del nuovo servizio: come operate la selezione?

La selezione avviene con le degustazioni e nel rispetto di alcune condizioni, come il numero di bottiglie prodotte, il rispetto del territorio ma soprattutto del vino prodotto. Finché si poteva abbiamo frequentato le manifestazioni enologiche in giro per l’Italia come il “Live Wine” – Salone Internazionale del Vino Artigianale – di Milano, il “Mercato Fivi” – Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti – di Piacenza, l’“Only Wine Festival” a Città di Castello e tante altre manifestazioni minori. Attualmente riceviamo dalle 5 alle 7 richieste alla settimana da parte dei produttori per essere presenti sul nostro e-commerce, dopo una video call per conoscerci chiediamo la campionatura dei vini che maggiormente rappresentano la cantina e il loro territorio e dopo​ procediamo con gli assaggi.

I vini messi in vendita su Che Vino! sono tutti vini che hanno ottenuto durante la degustazione, alla cieca, un voto sopra gli 80 punti. Li abbiamo classificati con 3 grappoli diversi. Punteggio 80-85 un grappolo, 85-90 due grappoli e da 91 in su con i tre grappoli.

Tra le iniziative c’è anche «Che Box!»: è un abbonamento mensile che propone, ogni mese, tre bottiglie – a sorpresa – di un produttore selezionato e una scheda che racconta la storia della cantina e dei suoi vini. In Italia il mercato degli abbonamenti food non è mai veramente attecchito. Come sta andando in termini di fatturato? Quali sono i riscontri di pubblico?

L’abbonamento copre circa il 40% del nostro fatturato, dicembre – grazie al Natale – ci ha permesso di vendere un discreto numero di abbonamenti, gennaio siamo leggermente indietro ma abbiamo venduto tutte le box prese per quel mese. Speriamo di convertire quelle stesse box in abbonamenti. La formula piace, ci sono pervenute molte richieste per un abbonamento con una fascia di prezzo più bassa, ci stiamo pensando.

servizio fotografico Che Vino

Si parla tanto di enoturismo e di come il vino può cambiare il mondo dei viaggi. Tu cosa ne pensi? Qual è la prospettiva?

Il mondo dei viaggi enogastronomici è sempre stato un mercato in forte espansione. La cultura di un Paese parte anche da come ci si approccia al cibo, quali sono i gusti presenti nel piatto e le pietanze più interessanti della tavola. Oggi come oggi, dato che il turismo è praticamente fermo, non ci resta che provare nuovi gusti e sapori direttamente a casa, magari partendo proprio da quelli del nostro Paese. Siamo un popolo dai grandi contrasti, spesso ci interessa più andare in Argentina o in California a scoprire i gusti locali, ma non abbiamo mai visto Matera ne conosciamo l’aglianico del vulture.

Progetti per il futuro di Che Vino?

Tanti, tantissimi, ma per il momento vogliamo concentrarci nel far bene quello che da pochissimi mesi a questa parte abbiamo iniziato. Che Vino! è un progetto che consideriamo ambizioso, ma non ne vogliamo bruciare le tappe. Quello che ci sta a cuore è la scoperta del vino e del territorio, che come nel viaggio, richiede tempi precisi.

procediamo con gli assaggi. I vini messi in vendita su Che Vino! sono tutti vini che hanno ottenuto durante la degustazione, alla cieca, un voto sopra gli 80 punti. Li abbiamo classificati con 3 grappoli diversi. Punteggio 80-85 un grappolo, 85-90 due grappoli e da 91 in su con i tre grappoli. Tra le iniziative c’è anche «Che Box!»: è un abbonamento mensile che propone, ogni mese, tre bottiglie – a sorpresa – di un produttore selezionato e una scheda che racconta la storia della cantina e dei suoi vini. In Italia il mercato degli abbonamenti food non è mai veramente attecchito. Come sta andando in termini di fatturato? Quali sono i riscontri di pubblico? L’abbonamento copre circa il 40% del nostro fatturato, dicembre – grazie al Natale – ci ha permesso di vendere un discreto numero di abbonamenti, gennaio siamo leggermente indietro ma abbiamo venduto tutte le box prese per quel mese. Speriamo di convertire quelle stesse vbox in abbonamenti. La formula piace, ci sono pervenute molte richieste per un abbonamento con una fascia di prezzo più bassa, ci stiamo pensando. Si parla tanto di enoturismo e di come il vino può cambiare il mondo dei viaggi. Tu cosa ne pensi? Qual è la prospettiva? Il mondo dei viaggi enogastronomici è sempre stato un mercato in forte espansione. La cultura di un Paese parte anche da come ci si approccia al cibo, quali sono i gusti presenti nel piatto e le pietanze più interessanti della tavola. Oggi come oggi, dato che il turismo è praticamente fermo, non ci resta che provare nuovi gusti e sapori direttamente a casa, magari partendo proprio da quelli del nostro Paese. Siamo un popolo dai grandi contrasti, spesso ci interessa più andare in Argentina o in California a scoprire i gusti locali, ma non abbiamo mai visto Matera ne conosciamo l’aglianico del vulture. Progetti per il futuro di Che Vino? Tanti, tantissimi, ma per il momento vogliamo concentrarci nel far bene quello che da pochissimi mesi a questa parte abbiamo iniziato. Che Vino! è un progetto che consideriamo ambizioso, ma non ne vogliamo bruciare le tappe. Quello che ci sta a cuore è la scoperta del vino e del territorio, che come nel viaggio, richiede tempi precisi.