Dopo 5 anni di attesa finalmente l’EUIPO, l’ufficio marchi europeo, dà piena ragione al Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri e Bolgheri Sassicaia DOC nel contenzioso contro una delle principali cantine bulgare, il Domaine Boyar e la domanda di registrazione del marchio “Bolgaré” nella classe dei prodotti alcolici. La decisione, emessa lo scorso 21 marzo è di grande valore per il sistema delle denominazioni e diventa uno storico precedente per tutte le questioni che minacciano il Made in Italy del vino.

L’esito, fino a emissione della sentenza, non è stato mai dato per scontato. La battaglia legale volta a bloccare la registrazione del marchio, in prima battuta, fu respinta ed è così che nel 2020 il Consorzio Bolgheri ha posto l’attenzione sul tema attraverso un’interpellanza parlamentare a cura degli eurodeputati Paolo De Castro e Simona Bonafé. L’obiettivo era sottolineare la gravità del fatto e richiamare l’attenzione dell’EUIPO, l’ente adatto per mettere un punto sulla questione e che ha accolto l’appello del Consorzio. A questo punto è stata dimostrata la forte somiglianza dei due nomi che concretizza il rischio per il consumatore di associare erroneamente la denominazione italiana e il marchio bulgaro, ribadendo la massima tutela delle denominazioni contro ogni tipo di evocazione, come già emerso nel caso Champagne contro Champanillo.

Sebbene la vittoria sembri ad appannaggio solo del Consorzio di Bolgheri, l’evento è utile anche per l’Italia intera e l’intero sistema europeo delle denominazioni, che dopo la decisione ne esce certamente più forte. Albiera Antinori, Presidente del Consorzio commenta la decisione così: “Dopo 5 anni di battaglia legale siamo molto contenti come consorzio di questo risultato. Essere riusciti a difendere la denominazione Bolgheri dalla tentata registrazione da parte di una azienda bulgara di un marchio molto simile è un segnale importante per l’Italia in questo momento che anche altre denominazioni italiane sono in difficoltà nella difesa del loro nome”.

Non può esistere un Bolgheri made in Bulgaria

Gli europarlamentari Paolo De Castro e Simona Bonafè commentano la decisione così “Finalmente è stata data risposta alle nostre preoccupazioni e a quelle dei produttori di una delle eccellenze del Made in Italy vitivinicolo più riconosciute e apprezzate a livello mondiale. Alla vigilia della presentazione del nuovo regolamento europeo sulle indicazioni geografiche, abbiamo la conferma di come il sistema di protezione europeo funzioni. Abbiamo stoppato infatti, un chiaro tentativo di usurpazione commerciale da parte di un marchio bulgaro (Bolgaré) chiaramente evocativo dei vini DOC Bolgheri, ma che nulla ha a che fare con quelli che sono considerati tra i migliori vini al mondo.”

La sentenza mette un punto su una questione spinosa che per la Toscana viticola è estremamente importanti. “Bolgheri non è un gioco di parole. Bolgheri è un territorio, un luogo irripetibile che esiste solamente in quel nome, lo stesso nome di un prodotto che solo questa terra ci offre, che ci danno un saper fare e una tradizione uniche. Con questa decisione l’Ufficio marchi europeo conferma che la Toscana e il made in Tuscany non rappresentano una mera questione di difesa di cortile ma sono la risposta a chi ha bisogno di trovare un prodotto di qualità che si associa a bellezza, storia, valore: 66 aziende socie del Consorzio. Tutto questo è Bolgheri, ben altro e ben oltre maldestri tentativi di ingannare qualche sprovveduto”. A dirlo è la vicepresidente e assessora all’agroalimentare di Regione Toscana Stefania Saccardi.

Quale futuro per le DOP italiane

Il precedente creato dopo questa sentenza è una lezione di coerenza e di tutela dei marchi DOP italiani, importante per chiunque voglia evocare uno stile prettamente italiano e ben regolamentato per altre finalità commerciali. Sicuramente tale giurisprudenza sarà utile nel caso Prosecco vs il croato Prosek, motivo di grande indignazione per il settore vitivinicolo non solo italiano.