Presentata una nuova eccellenza di Puglia a cura di Tenute Rubino. Il Palombara, Primitivo di Manduria Doc, è pronto per stupire e confermarsi come vino che sa proprio come farsi valere, non solo a tavola.

Ogni vino dentro di sé nasconde una visione, un progetto sviluppatosi giorno dopo giorno, mosso da passione e sinergie. Alcuni li chiamano fini, altri connessioni e questo termine, quando si parla di Tenute Rubino e Primitivo, ritorna e si impone fortemente.

Nessuna eccezione è stata fatta per il Palombara, il nuovo arrivato in casa, Primitivo di Manduria di grande carattere che si aggiunge alle altre espressioni di Tenute Rubino. È un vino simbolo per la cantina, significa ripartenza, nuova vita e nuovi obiettivi ma con un occhio sempre attento alla tradizione, la via maestra per Romina e Luigi Rubino.

La ricetta perfetta per il Primitivo di Manduria

Come per tutti i vini di Tenute Rubino si parte da un territorio preciso, da un appezzamento di terra finemente selezionato e dalle caratteristiche ben piazzate. Siamo a Tenuta Palombara, nel territorio di Lizzano, a due passi dal mar Ionio, a 68 metri sul livello del mare, 22 sono gli ettari vitati e le vigne di Primitivo hanno una media di 70 anni. Il suolo è calcareo e argilloso, non mancano ossidi di ferro e fossili adatti per conferire maggiore carattere al vino.

Ogni elemento, dai numeri che abbiamo dato fino al clima tipicamente mediterraneo, è adatto per favorire un processo di maturazione perfetto per il Primitivo che significa solo una cosa: uve buone da raccogliere manualmente, selezione di tutti i grappoli in modo da costruire un vino sartoriale e perfetto sotto ogni punto di vista. In vigna non manca l’apporto dell’instancabile agronomo Piernicola Tondo, figura esigente.

A questo punto il lavoro di cantina è minimo ma non trascurabile. Non bastano le classiche attenzioni ma serve anche l’apporto di uomini adatti per confermare il lavoro della natura ed esaltarlo nel migliore dei modi. Ad occuparsene è l’enologo Luca Petrelli che, a suo modo, garantisce il ritorno del concetto di connessione.

Esaltare il concetto di connessione in etichetta

La prima vendemmia del Palombara è la 2019, proprio alla vigilia del primo lockdown che ha cambiato tutte le carte in tavola. In un momento così buio della nostra recente storia, ci siamo ritrovati a fare i conti con le nostre aspettative, con il lavoro, con il cambiamento di prospettive e molto spesso, anche con un grande sconforto difficile da arginare. Intanto in cantina il vino ha continuato il suo lavoro, così come tutti gli operatori e tutto è andato secondo i piani. Il Palombara ogni giorno si è preparato per stupire.

Per poter tornare sul mercato in grande spolvero tutto il team di Tenute Rubino cosa avrebbe potuto raccontare? Un rinnovato senso di connessione, entusiasmo e voglia di ripartire dopo momenti di buio e solitudine. Per esprimere un concetto così forzuto è servito l’apporto artistico di Dino Sambiasi, artista brindisino di fama internazionale. È stato lui a studiare e a mettere su tela, esclusivamente per la cantina “Flowers People” la sua idea di unione, di connessione con la natura da mantenere con amore, abbracci e voglia di unirsi sempre di più. Pensare ed esporsi in maniera “colorata e sgargiante” è la migliore veste per raccontare un nuovo concetto di Primitivo di Manduria.

Vino e cucina: la connessione per eccellenza

Ma perché il Palombara di Tenute Rubino stupisce e fa innamorare? Per i suoi profumi esplosivi e inebrianti ma, allo stesso tempo, raffinati e mai eccessivi. La formula corretta che non stanca ma invita a godersi l’emozione prima del sorso che si conferma elegante grazie a tannini ben levigati e avvolgenti, proprio come un abbraccio. Il risultato è un vino profondo in grado di esprimere un’anima raffinata, la vera e nascosta essenza del Primitivo di Manduria.

Con il Palombara possiamo anche non prenderci troppo sul serio e giocare. Si, perché il vino non è solo serietà e ingessature ma anche pop emozionale e non proprio convenzionale. A dimostrarlo è Giuseppe Cupertino, presidente della Fondazione Italiana Sommelier e Wine experience mananger di Borgo Egnazia. Ma come? Servendo il Palombara a diverse temperature e divertendosi con i piatti della tradizione pugliese a cura Domingo Schingaro, Executive chef di I Due Camini e Borgo Egnazia. Il risultato è un pairing di alto profilo che esalta il vino, star decisamente all’altezza della situazione.

Partendo da un calice di Palombara a 6-8 gradi è possibile cambiare le sorti di un antipasto a base di uovo croccante morbido servito su schiacciata di patate, tartufo e tartare di scampo, esaltando il gusto di ogni singolo elemento.

Il Primitivo di Manduria trova la sua comfort zone anche sulle minestre tipiche della Puglia non solo salentina, proprio come la pasta mischiata con ceci e crostacei. Aiuta a completare il piatto, pulisce il palato se il calice viene servito dai 12 ai 14 gradi.

Quando si parla di Primitivo ci viene in mente il classico abbinamento con carni rosse, magari arrosto, ma anche una maialino delicato con rucola e melagrana può esaltare il nostro Palombara, soprattutto se la temperatura di servizio oscilla tra i 20 e i 22 gradi.

Un calice di Primitivo di Manduria può rivelarsi eccessivo su un assoluto al cioccolato? Niente affatto. Per una coccola di fine pasto serve solo lasciar andare i sensi, emozionandosi con un calice a temperatura ambiente.

Il Primitivo di Manduria, protagonista indiscusso di Puglia, non ha più voglia di stare in disparte e lo dimostra in ogni sua espressione. Tutte le carte sono in regola per poter eccellere, soprattutto grazie al lavoro instancabile di produttori di alto profilo, proprio come Luigi Rubino e la sua squadra.