Guardia Sanframondi, uno dei luoghi più suggestivi del Sannio, è la culla de La Guardiense. La realtà vitivinicola che nasce grazie al concetto di cooperativa è una delle storie di riscatto più interessanti del Sud Italia. Voglio raccontarvi della dedizione al lavoro, della forza di un territorio, vignaioli lungimiranti e vini particolarmente curati sotto ogni aspetto grazie alla mano di Riccardo Cotarella.

Rilanciare il Sannio con la qualità

Negli anni Sessanta, soprattutto il territorio meridionale, vendeva solo uva e raramente imbottigliava. I prezzi delle transazioni non sempre erano favorevoli e guadagnare pressoché impossibile. Il risultato? Un territorio vessato e destinato a diventare solo un grande serbatoio.

Per rivoluzionare questo modo di vedere ci vollero 33 persone che vollero pensare in grande e in meglio, in primis per se stessi e poi per le loro famiglie. L’uva poteva restare in loco ed essere lavorata alla perfezione e non diventare solo un mezzo per “tagliare”. Per valorizzare il tutto bisognava fare squadra ed ecco che l’idea de La Guardiense iniziò a prendere forma.

La giornata inaugurale del progetto fu l’8 marzo del 1960 e la prima vendemmia avvenne due anni dopo, nel 1962. La filosofia della neonata cooperativa era anche quella di valorizzare i vitigni di Aglianico e Falanghina che nel territorio sannita si esprimono perfettamente. Un altro passo successivo messo a segno da La Guardiense è stato ottenere la Doc Solopaca, raggiunto nel 1972. L’idea, nel frattempo, è piaciuta ad altri che si sono uniti per rafforzare il brand e contribuire al rilancio del vino campano. Negli anni il numero di soci raggiunti è di 1000.

Il marchio della cooperativa, sebbene attestasse buona qualità, era presente solo nel canale Gdo ma non nell’Horeca e la quota export irrilevante. Per rafforzare la rete e arrivare nei mercati d’eccellenza serviva una mano illustre e di grande appeal, Riccardo Cotarella.

Il progetto Janare

Che Benevento sia zona di streghe lo dice la leggenda. E se il brand Janare strizza l’occhio alla tradizione e alle storie di sacerdotesse della terra, una enostar come Riccardo Cotarella , chiamato anche The Wizard, ha potuto solo dare un tocco di classe a dei vini che parlano da soli. L’ingresso dell’enologo avviene nel 2006, quando il neo presidente della cooperativa, Domizio Pigna, ha deciso di dare al marchio il pieno valore che merita.

Cotarella e il suo staff, decidono di iniziare un percorso rivoluzionario di zonazione, creando l’innovativo Cru del Sannio che attualmente conta 1500 ettari suddivisi perfettamente tra i soci. Ogni appezzamento garantisce uve sempre controllate e di altissima qualità. Ma è in cantina che “avviene la magia” fatta di organizzazione, ricerca e continue opere di miglioramento dal punto di vista tecnologico. A occuparsene è Marco Giulioli, uno dei collaboratori più prestigiosi del Dottor Cotarella. La filosofia è sempre la stessa, affidarsi all’intervento umano quando serve ma, soprattutto, all’esperienza perché “il vino è scienza e non pressapochismo o stregoneria”.

Tutto il lavoro svolto fino a ora si riflette nel bicchiere, in particolar modo nella Falanghina che si esprime in tutta la sua potenza dall’ultima annata in commercio fino ai preziosi vintage. Il tutto può riassumersi in tre termini: longevità, mineralità e territorialità. Ecco il segreto della nuova veste delle Janare e di un successo non per niente scontato.

Riccardo Cotarella che segue più di 100 cantine tra Italia e Estero, ha sposato a pieno la causa de La Guardiense, diventando parte attiva di una comunità che finalmente ha avuto la rivalsa che tanto cercava. Ha espresso il desiderio di poter chiudere la sua carriera proprio qui, nel pieno Sannio, perché desidera concludere un progetto che lo ha appassionato a 360 gradi, però c’è di più.

Le potenzialità della Campania che fa vino sono tantissime e ci si può lanciare anche in una previsione non proprio scontata. A dare lustro all’Italia del vino, in futuro, saranno proprio le regioni del Sud “Il primato assoluto di qualità raggiunto con i vitigni autoctoni permettono di poter gareggiare e, perché no, vincere, con i tanto blasonati Supertuscan e vini piemontesi”. A dirlo è Riccardo Cotarella che crede pienamente al connubio tra amore per la terra e sacrificio, la formula corretta per ottenere una magia che non finisce mai.

Un momento della presentazione del progetto “Janare” a Guardia Sanframondi (28 giugno 2021)