Non c’è vino buono senza una pianeta sano, una terra ricca e una cultura d’impresa che dà valore alla sostenibilità. È questa la strada che ha scelto di seguire Tedeschi Wines, storica azienda dell’omonima famiglia di Pedemonte di Valpolicella, in provincia di Verona che anche nel 2021 si è vista confermata la certificazione Equalitas, un attestato importantissimo per il settore enoico.

Come spiega Sabrina Tedeschi, responsabile di marketing ed export, tutto nasce dal mentore dell’azienda, papà Lorenzo, da cui lei, Riccardo (enologo ed export) e Antonietta (amministrazione e mercato Italia) hanno imparato l’arte della concretezza, la volontà di fare, saper fare e anche saper far conoscere quello che si fa. «È questo che ci ha spinto alla certificazione, un riconoscimento impegnativo anche per la documentazione necessaria. A questo aggiungiamo il Biodiversity friend label, che va a dimostrare l’incredibile biodiversità nel nostro terreno».

Perdite contenute

Tedeschi ha chiuso l’annus horribilis, il 2020, con perdite contenute. «L’anno è iniziato con due mesi di crescite importanti, a doppia cifra, che ci hanno permesso di smorzare la crisi di aprile e maggio – spiega Sabrina Tedeschi – Siamo riusciti a perdere solo il 9-10% in meno rispetto al 2019. L’export ha tenuto. Le perdite sono state legate al canale horeca Italia e al settore enoteca, su cui abbiamo cercato di parare il colpo, spostandoci con le vendite sul canale online». Il mercato Italia per Tedeschi vale il 15% del fatturato. Il resto si fa con l’export: guida il Canada, dove si vende soprattutto attraverso il canale del monopolio. La storia di questo successo ha radici molto antiche, ma il solco più importante l’ha tracciato Lorenzo Tedeschi.

«La svolta è iniziata negli anni ’50, quando avevamo un’osteria in paese e producevamo il vino per il nostro locale e per quelli degli altri. Il nostro papà ha voluto aprirsi al mondo. In più ha avuto idee geniali per quel periodo, come il concetto di cru. La sua conoscenza approfondita del territorio e il suo viverlo intensamente lo ha portato a credere nella sua terra e a cercare di dargli anche un nome con l’Amarone Capitel Monte Olmi, proveniente dall’omonimo vigneto. Da lì ha orientato sempre più la produzione verso la qualità».

Focus su Amarone e Valpolicella

Nel tempo l’attenzione si è spostato dall’Amarone, vino più secco e tipico. Il lavoro mira a rendere questo vino sempre più elegante. Man egli ultimi 15 anni Tedeschi ha posto la sua attenzione anche verso il Valpolicella. Andando un po’ controtendenza, la cantina si è concentrata sulla produzione di cinque diversi Valpolicella, altrettante espressioni di Amarone e un solo ripasso. «Di Valpolicella raccogliamo solo uva matura o surmatura, facciamo un leggero appassimento, un modo per dare voce a un territorio, cosa che facciamo con tutte le nostre etichette per interpretare ogni espressione nel modo più fedele. E in questo consideriamo nostro padre il nostro mentore».

Un tempo per ogni cosa

Negli anni si è investito anche su un altro fattore: la collina. Le marne e rocce stratificate di biancone sono il punto di partenza per note minerali importanti da incontrare nel calice. «Il nostro è un lavorodi caratterizzazione aromatica, una ricerca abbastanza unica nel suo genere, che conduciamo grazie al professor Iuliano dell’Università di Verona. Abbiamo visto che il terroir è importante tanto quanto il varietale. In più, le nostre varietà non sono aromatiche, ma ci sono dei precursori di aromi che si esprimono al termine di fermentazione e affinamento. Conta anche la mano dell’uomo: è molto più importante lavorare in vigna per esser meno interventisti in cantina». Ogni nuova etichetta richiede uno studio attento e il tempo giusto, come per la vigna: «Vogliamo fidelizzare il cliente. Ci vuole tempo anche per raccontare la qualità, specie quando va in giro per il mondo».

Obiettivo: sostenibilità a 360 gradi

Oltre a Equalitas e Biodiversity Friend, Tedeschi ha abbracciato il metodo biologico in vigna, pur senza rincorrerne la certificazione. Non si fa diserbo già da tempo. La sostenibilità è cruciale in ogni passaggio dell’attività di cantina. Infatti, il team ha deciso di sostituire le bottiglie destinate all’Amarone, così come per i due cru della Valpolicella, Fabriseria e Maternigo, con bottiglie più leggere rispetto al passato, riducendo in tal modo l’impatto delle emissioni in fase di produzione del vetro e i spedizione. Molti produttori non riescono a fare il grande salto per paura che la bottiglia sia percepita come cheap, economica.

«Non abbiamo mai lavorato su bottiglie pesanti per far apparire il nostro prodotto più importante. La bottiglia deve essere aperta, assaggiata e il consumatore deve rendersi conto della qualità vera del vino. La fidelizzazione passa anche da qui. Non è la bottiglia pesante quella che fa la differenza». Il mercato canadese lo ha spiegato bene: si fa attenzione al peso del vetro. L’etichetta di “cantina sostenibile” è importantissima nel mercato estero. «In Nord Europa il tema sostenibilità è molto sentito. Si richiede prodotto biologico, sostenibile ma certificato. Quando abbiamo fatto la scelta di Equalitas, completa e complicata da seguire, è stata fatta perché riconosciuta anche dal monopolio norvegese, svedese e finlandese».

Inoltre, grazie anche al prezioso contributo del Prof. Giovanni Battista Tornielli dell’Università di Verona, l’azienda si sta cimentando in sperimentazioni applicate al lavoro in vigna, che allineino la coltivazione ai cambiamenti climatici. «Si riduce l’apparato fogliare attraverso cimature e defogliazioni in periodi differenti e nella parte mediano-apicale della chioma – al di sopra della zona fruttifera – per ritardare il più possibile la maturazione. Si effettuano potature tardive e addirittura doppie, che ritardano di fatto l’avvio della vegetazione della pianta. Si eseguono trattamenti naturali con alcuni regolatori di crescita vegetali. Siamo in fase sperimentale. I risultati effettivi potranno essere valutati solo tra alcuni anni».

La ricetta Tedeschi Wines per il mercato italiano

Dopo i dodici mesi disastrosi per le cantine italiane, a cui si aggiungono gli eventi climatici avversi registrati tra la fine di marzo e aprile, cercare una ricetta per il mercato italiano è un dovere. Secondo Sabrina Tedeschi la prima strada da seguire è produrre pensando di dare valore al territorio. «Anche in questi momenti complessi bisogna tenere alto il valore del territorio, pensando a una produzione di qualità al giusto prezzo. Godiamo spesso dell’essere i primi produttori di vino al mondo, ma manchiamo del valore del prodotto spesso. In ogni territorio, accanto a produttori che tengono alta l’immagine del prodotto, ce ne sono altri che, per vendere la bottiglia in più, svendono. Dovremmo comunicare meglio il paese Italia, tutti insieme, e all’interno dei territori avere persone preparate, che sappiano comunicare il territorio nel suo insieme. Perché prima bisogna fare, ma poi si deve comunicare»

La pandemia ha dimostrato che chi ama il vino, non se lo fa mancare, anche in casa. Se non si va al ristorante, si compra e si degusta tra le mura domestiche. I canali online e il settore enoteca hanno in parte sostenuto il mercato. «La ristorazione deve essere salvata per la convivialità perché il vino va bevuto in compagnia, discusso e chiacchierato, e sempre abbinato a un buon piatto. Bisogna tornare a riaprire i ristoranti per far tornare il vino nella sua migliore essenza. Perché se è vero che si degusta da soli, quando si beve è meglio farlo in compagnia».