Il Lambrusco è pronto a stupirci con una nuova concezione. I primi risultati della “rivoluzione” arrivano della cantina Zucchi, vincitrice del primo premio del “The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2020” di Tom Stevenson per la categoria “World champion sparkling red wine”. Ecco come può fare successo un vino della tradizione.

Luigi Veronelli definiva il Lambrusco come un vino umano, adatto per le grandi tavole dei tempi antichi. Un vino beverino sinonimo di grande convivialità. Negli anni ha saputo mantenere il suo carattere gioviale ma si è migliorato, aspirando ad un ruolo di rilievo tra le eccellenze enoiche italiane.

Il Lambrusco, però, non è destinato solo alle tavole italiane tradizionali. Infatti grazie all’opera dei produttori questo vino sta cambiando il suo destino in maniera interessante, mentre l’estero presta attenzione all’evoluzione. A rendere tutto possibile è soprattutto il lavoro di squadra fatto con il Consorzio Tutela Lambrusco che, ad oggi, riunisce tutte le denominazioni presenti sul territorio. L’obiettivo è univoco, rendere le bollicine emiliane sempre più competitive.

Nuove teste ma anche nuove forze, grandi obiettivi e tanto lavoro. Il rinnovato Consorzio rappresenta ora il territorio nella sua interezza, quindi, Lambrusco di Modena DOC, Lambrusco di Sorbara Doc, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, Lambrusco Salamino di S. Croce DOC, Reggiano DOC, Colli di Scandiano e di Canossa DOC, Reno DOC e Bianco di Castelfranco Emilia IGT. A condurre il concetto di vino a 360 gradi verso nuovi orizzonti è, ancora una volta, Claudio Biondi, riconfermato nel suo ruolo di presidente.

Per il Consorzio i primi risultati sono già arrivati. Grazie al premiato Lambrusco di Sorbara della Cantina Zucchi, questo vino rientra tra le eccellenze mondiali nella categoria “World Champion Sparkling Red Wine” nella competizione “The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2020” di Tom Stevenson.

Il tutto è frutto di un percorso di rinnovamento, iniziato ormai da molto tempo, come afferma Claudio Biondi e conferma Silvia Zucchi. Il segreto sta nella ricerca delle eccellenze giovanili del territorio ma non solo, di una nuova visione del vino tradizionale da produrre e promuovere nel migliore dei modi.

Il Lambrusco di Sorbara secondo Silvia Zucchi

L’azienda Zucchi produce da tre generazioni Lambrusco di Sorbara. Silvia è arrivata nel 2010 ma, sin da subito, ha imposto la sua visione fresca e intraprendente. Enologa, molto attenta alla filiera produttiva e al lavoro di cantina, ha rivisitato il concetto dietro questo vino e l’ha reso un prodotto di eccellenza.

Questo vino ha diverse chiavi di lettura e le sue sfumature sono tantissime – spiega Silvia Zucchi – Il Lambrusco di Sorbara, chiaro, rustico e ruspante, è un vitigno non proprio versatile. Ha poca capacità di adattamento in vigneto e non permette la realizzazione di grandi numeri. Se alcuni vedono in questa caratteristica una sfortuna, di sicuro sbagliano. Infatti nella sua sfortuna è racchiusa la sua più grande fortuna: ottenere un prodotto di alta qualità dopo un’attenta selezione naturale”.

Grande gusto e ottima capacità evolutiva. Sono queste le parole chiave che hanno spinto Silvia a valorizzare il suo prodotto e a promuoverlo nel migliore dei modi. “Il Lambrusco di Sorbara, diverso dalle altre espressioni, permette il racconto di una storia nuova e ha un grande potenziale in pieno sviluppo. Il suo carattere è molto forte, acidità, sapidità, freschezza da valorizzare con lo charmat che ne esalta i profumi varietali. Con un metodo classico, invece, che ha bisogno del suo tempo, dimostra una grande potenzialità di evoluzione”.

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Un Lambrusco “sartoriale” per l’Italia e l’Estero

Il Lambrusco, ormai, guarda bene anche al mercato estero e a richiederlo sono sempre più stranieri in cerca di vini sempre più caratteristici e dai tratti decisi. “Nel mondo del Lambrusco si registra una grande evoluzione commerciale, una spinta che viene proprio dall’estero dove si richiedono sempre più vini rifermentati e metodo classico – sottolinea Silvia Zucchi –Dopo aver sospeso la produzione di vini rifermentati a vantaggio del metodo italiano, si è ritenuto necessario riavviare questa produzione e l’estero ha risposto bene”.

Ma come sta cambiando il Lambrusco? “Il Lambrusco non è più solo un vino di pronta beva e il tempo è un suo grande alleato. Riuscire a far capire un vitigno così tradizionale permette di valorizzare al meglio il territorio ma anche il nostro lavoro”.

Ogni bottiglia nasce da un attenta valutazione da fare in cantina. Infatti è proprio qui che si gioca la partita più importante, quindi, bisogna restare concentrati. “Nel rifermentato in bottiglia bisogna stare molto attenti. Se i prodotti sono troppo giovani i varietali sono troppo intensi. Per evitare che il prodotto sia solo un vino di pronta beva, tradizionale, c’è necessità di saperlo lavorare. Anche se questo prodotto è sempre richiesto c’è da dire che anche sullo Charmat, con la riduzione del residuo zuccherino, avremo dei vini più secchi e a dargli più carattere dalla grande longevità”. È il nuovo mercato a cui guarda il Lambrusco, non più quello dei grandi numeri ma dell’alta qualità.

Il progetto Silvia Zucchi

Silvia Zucchi ha scelto di dare il suo nome ad una nuova linea che riprende alcuni tratti della tradizione senza mai dimenticare il mercato di riferimento, sempre mutevole. La linea Silvia Zucchi nasce per commercializzare quattro prodotti: un vino non degorgiato, un metodo classico introdotto nel 2013 e due charmat, simbolo della tradizione della cantina.

Lo scopo è valorizzare il Lambrusco di Sorbara in tutte le sue espressioni, dandogli dei tratti storici derivanti dalla produzione di suo nonno ma non solo, valorizzare anche ciò che suo padre ha realizzato in questi anni. Questa scelta strategica si è rivelata vincente non solo nelle competizioni internazionali ma anche nel mercato del vino.

Il futuro del Lambrusco

Il futuro del Lambrusco è in crescita perché sia le guide nazionali e internazionali ci stanno dando visibilità. A noi non resta che puntare tutto sul territorio, interpretandolo al meglio. In questo le nuove generazioni sono utili, dimostrandosi una risorsa da sfruttare per crescere”. Sono queste le parole che identificano le nuove leve del Lambrusco. Silvia Zucchi e altri imprenditori di questo mondo sono al lavoro per migliorare, ogni giorno che passa, tutto ciò che ruota attorno al vino.

Però è molto importante non fermarsi mai e acquisire sempre più informazioni e preparazione, in modo da non vendere solo il Lambrusco ma anche il concetto di territorio, a cui si è molto legati. La strada, condivisa dai produttori e dal Presidente Claudio Biondi, è una sinergia a tutto tondo che non lascia più spazio solo a grosse scontistiche e a stucchevoli “poesie”. Si tratta di un concetto più ampio in grado di coinvolgere istituzioni, emiliani e italiani, a promuovere questa grande eccellenza che non ci sta più ad essere considerata solo “un vino da tavola”.