“Il miglior vino è quello che berrò domani” è questo il mantra di Raffaele Fischetti che, nel 2020, ha voluto consegnare al grande pubblico appassionato nuove idee sul vino, appunti personali, un buon abbinamento con il giusto cibo e, perché no, anche qualche nota musicale.

Dagli appunti fino alla carta stampata: come nasce il libro

“Il vino dalla parte del cuore” è un progetto da lui firmato ed è molto più di una semplice raccolta di degustazioni. È un modo per raccontarsi come appassionato prima e poi come professionista. Il Presidente FIS del Trentino- Alto Adige, prima di tutto, è un uomo e come tale vive di emozioni, amore e ricordi. Il vino, allo stesso tempo, in questo libro diventa un veicolo per far riaffiorare ricordi piacevoli di serate passate con amici, rapporti amichevoli con i suoi corsisti, momenti lieti della sua vita e di riflessioni fatte, forse, in segreto. Raffaele lo definisce letteralmente come “una figata” così come lo è “tirare fuori le sensazioni dai cassetti della memoria.” Lo definisce come la sua missione.

La versione demo del libro, se così possiamo chiamarla, è racchiusa tutta in un taccuino con pagine imbrattate rigorosamente a matita, come se Raffaele non volesse dare un suo giudizio definitivo su una bottiglia, anzi, lasciando uno spiraglio, tra le righe, per sensazioni sempre nuove. A tutto questo si aggiungono anche foto rigorosamente home made perché “prendersi del tempo per scattare una foto ad una bottiglia significa avere un ricordo di qualcosa che voglio custodire”.

Raffaele Fischetti, sommelier di professione, concepisce il vino come “poesia liquida” e risulta difficile non restarne affascinati. Questa poesia, però, non può restare non scritta ed ecco perché in collaborazione con la casa editrice Curcu&Genovese prende forma una raccolta “atipica” e scevra da eccessivi tecnicisimi, di degustazioni firmate Fischetti.

La musica dalla parte del cuore

Raffaele Fischetti, durante i suoi corsi e le sue degustazioni, segue, ovviamente, tutte le regole del caso ma non si chiude alla percezione di nuovi modi di vivere il mondo del vino. Ecco, quindi, come riesce a dare forma all’esperienza nel calice con note musicali ben assestate. A questo punto dimentichiamo solo per un momento un ambiente libero da suoni, luci perfette e immergiamoci in un racconto che si eleva dal calice.

Come si inserisce la musica in una degustazione e quanto può influire? Raffaele la pensa così “Se al vino ci abbini la musica metti le persone in una sorta di comfort zone, regalandogli un momento in cui loro riescono a percepire il vino nella sua completezza, quindi, viene fuori un’esperienza completa in cui si viene coinvolti a 360 gradi”. Portando le sue competenze professionali come esempio, ci spiega come in sala degustazione è possibile abbinare anche video in grado di evocare ricordi e creare atmosfere del tutto uniche. “In questo momento, nel post lockdown, si è ritenuto necessario pensare a qualcosa di diverso rispetto al passato e innovare il concetto delle obsolete degustazioni.

Come nasce il racconto di una bottiglia

Raccontare un’etichetta e un certo vino, molte volte, può risultare difficile. Ecco, quindi, come Raffaele cerca di entrare in un mood più semplicistico ma, allo stesso tempo mantenendo un certo tenore. Se professionale vuol dire solo condurre una degustazione tecnica con i classici termini da sommellerie, con Raffaele ci si deve aggiungere, necessariamente, anche la parte emozionale. “Il tecnicismo e la professionalità devono esserci sempre ma, va detto, non dobbiamo dimenticare mai di essere umani e di provare delle sensazioni ben precise. È essenziale di ricordare e saper associare ad un sentore un nostro ricordo piacevole o un particolare momento della nostra vita.” Ecco come il vino, quindi, può diventare una sorta di legante.

Il rapporto con la Puglia

Raffaele, mattinatese doc, ha un legame intenso e viscerale con la sua terra che, negli anni, non si è mai spezzato. Famiglia, territorio e lavoro, molto spesso, vengono fuori tra i suoi ricordi. Ma come vede lo sviluppo della Puglia dal punto di vista vitivinicolo? “Il genio pugliese, finalmente, sta venendo fuori e qualcosa si sta muovendo”. Vedere nascere tanti progetti che coinvolgono cantine, alcuni incentrati sulla spumantistica, significa veder crescere un luogo che ha molto da insegnare anche ai terroir più blasonati. 

Raffaele esprime estrema soddisfazione per il successo che, ad oggi, la Puglia sta riscuotendo ma ritiene che ci sia ancora tanto da fare per potersi affermare sul mercato “Abbiamo bisogno di mostrare le nostre cose belle fuori dalla Puglia e, quindi, farci valere. Finalmente abbiamo capito che è necessario dover costruire un’identità e lavorare su prodotti di qualità. Il problema, però, è fare gruppo e saperlo mantenere per una causa comune, cioè, lo sviluppo del territorio”.

Ma il giovane Raffaele cosa sognava? Avrebbe mai pensato di costruire il suo futuro nel mondo del vino? Sicuramente avrebbe desiderato tornare a casa, nella sua Puglia, sul suo Gargano ma, ovviamente, la vita ci riserva delle sorprese. Un pensiero però vola verso coloro che per lui si definiscono come “veri eroi” cioè “tutti coloro che rimangono in regione e combattono giorno per giorno “per costruire una Puglia migliore”.

Raffaele non aveva niente, figlio unico che non si accontentava della semplice vita di paese. Quindi parte alla volta di Sicilia, Piemonte e poi Bolzano, un luogo a lui sconosciuto. Qui ha costruito la sua carriera giorno per giorno. Si è formato prendendo il meglio da ogni luogo, da ogni persona che ha incontrato ma, a detta sua, c’è ancora tanto da imparare.

Vino, poesia liquida

Raffaele invita sempre a guardare e a sentire “oltre le apparenze, oltre il semplice colore e odori del vino.” Bisogna sapersi guardare dentro e saper guardare nella “poesia liquida” che tanto ci appassiona.

Ciò che non deve mai mancare, però, è la passione e la voglia di far arrivare sempre un nuovo vino nel nostro calice, perché infondo “tutto il resto verrà da sé e saremo noi a scoprirlo”.