Del vino ci si innamora sin da subito, soprattutto se nasci in Puglia dove questa bevanda è quasi un legame di sangue con il territorio. Proprio tra i vigneti della famiglia Aiello, produttori di uva da tavola, nasce la passione di Giovanni che decide di intraprendere un cammino verso il mondo dell’enologia e, poi verso la produzione di vini non proprio convenzionali. Gli anni di studio e le esperienze all’estero, sia pur soddisfacenti, lo hanno riportato nella sua regione natia.

L’amore per la sua terra non si è mai spento, anzi: è il valore aggiunto che troviamo nelle sue bottiglie. Da questo sentimento Giovanni Aiello ne ha ricavato un motto. Ecco la storia di un “enologo per amore”.

Enologo per amore: perché

Spiegare l’amore per la terra, a volte, non è facile, ecco perché Giovanni parte proprio dall’origine, prima dalla famiglia, poi dai suoi studi che l’hanno portato lontano da casa, a Conegliano. Qui ha frequentato la facoltà di enologia ma non solo. “Mi sono appassionato al mondo degli aromi e ho scoperto quanto fosse bello avere la possibilità di essere sempre più incisivo sul vino”.

Il lavoro dell’enologo è simile a quello di un deejay. Basta una buona base musicale e un po’ di estro creativo per dare vita ad un vino che non è mai sempre uguale ma, ovviamente, si esprime in modo diverso a seconda della personalità del produttore. Con le mie bottiglie ho voluto dare il mio punto di vista sulla produzione del vino”.

E allora perché enologo per amore? “Il mio sentimento viscerale verso la campagna, la cultura pugliese e il vino sono l’anima dei miei prodotti e lo spirito della mia etichetta.

I viaggi del vino

Giovanni non si è fermato a Conegliano. Dopo la sua prima formazione ha viaggiato e anche tanto. “Grazie al vino ho avuto la possibilità di viaggiare ancora di più, quindi, Australia a soli 19 anni per sei mesi, poi, un’esperienza di grande prestigio presso gli Antinori. La voglia di conoscere sempre di più questo mondo mi ha spinto verso la specializzazione e, poi, a viaggiare nuovamente verso l’estero.

Le esperienze all’estero non sono state vane. Infatti, Giovanni ha imparato molto facendo l’enologo in giro per il mondo. “Sono partito in California e da lì mi sono spostato in Australia dove mi aspettava un buon lavoro come enologo. Ciò, però, significava non tornare più nella mia Puglia. Quindi proprio l’amore per la terra mi ha spinto a ritornare e a creare qualcosa di mio ma tenendo conto di tutte le nuove conoscenze che avevo acquisito negli anni”.

I vini Giovanni Aiello

L’idea di creare una propria etichetta nasce come sommatoria di tutte queste esperienze, cercando di portare con sé tutti i segreti che poi si ritrovano in bottiglia, nel bicchiere ma anche sulle etichette dipinte completamente a mano. La scelta del Chakra come tema di punta, però, è frutto quasi di un’esperienza “mistica”. “L’obiettivo è quello di mettere in una bottiglia l’energia della mia terra e delle mie vigne. Il vino è fatto e plasmato da me, quindi, rispecchia il mio essere.

Per ogni vino c’è un Chakra. Quello a cui pare essere molto legato è l’ancestrale “Chakra blu”. Il rosso è dedicato al primitivo. Il verde, invece, alla verdeca.

Le tecniche di vinificazione sono delle vere e proprie alchimie per Giovanni ma anche dei veri e propri omaggi ad alcune tappe importanti della sua vita. Ad esempio “il Chakra blu è un tributo ai miei anni passati a Conegliano perché lì gli agricoltori bevono il prosecco con il fondo.

Le vigne di Giovanni Aiello si trovano lungo una grande depressione carsica lunga circa 15 km chiamata Canale di Pirro. Queste sono a 300 mt sul livello del mare e, grazie all’azione benefica della Murgia, del mare, il microclima che si crea favorisce grandi aromi, soprattutto, nei bianchi.

I “talebani” del vino naturale

I vini di Giovanni Aiello sono unici nello stile e non seguono mai un protocollo ben preciso e automatico. Non è un produttore “convenzionale”, ma non ci sta a definirsi solo come produttore di vini naturali.

Non mi definisco un naturalista per formazione. Preferisco pensarmi come un artigiano del vino. Non mi servo di grandi macchinari e di tecniche di vinificazione estrema, ci sono solo io in cantina e, molto spesso, mi diverto nel creare sempre nuove espressioni da gustare nel bicchiere. Amo le lunghe soste sui lieviti che mi permettono di creare vini in grado di emozionare anno dopo anno, in modo sempre diverso.

Il naturale, però, come ben sappiamo, genera sempre un grande dibattito. “Grandissima stima per chi produce il naturale ma, attenzione, come diceva Giacomo Tachis, i vini sono di quattro tipi: bianchi, rossi, buoni e cattivi. Questo significa che va bene produrre vino naturale, ma a patto che siano fatti bene. I ‘talebani’ del vino naturale, quelli che così o niente, non vanno bene.” All’estremismo, Aiello continua a preferire la ricerca, il lavoro di ascolto del vino in cantina, l’energia nelle bottiglie.

Il futuro di Giovanni Aiello

Il futuro di Giovanni Aiello è lungimirante e, ancora una volta, è orientato verso l’amore per la Puglia. Sogna, un giorno, di poter concretizzare un progetto di cantina nel Canale di Pirro e continuare a suonare sempre musica diversa come solo un buon deejay del vino sa fare.